In tempi di distanziamento sociale mi manca moltissimo l’abbraccio di mio nonno 94enne. Per sentirlo più vicino ho ripreso un’idea che avevo avuto leggendo i fogli di un suo racconto (scritto più di settanta anni fa): farne una mia versione e pubblicarle entrambe fianco a fianco sul blog. Be’, ecco qui il risultato.

Raccontino quasi giallo
[Nipote Stefano – 19 aprile 2020]

Una tempesta, come mai se n’erano viste, sfogava la sua violenza sul piccolo paese in cima alla montagna. La grandine picchiava i vetri delle finestre e in particolare si accaniva sulla casa storta con i muri di mattoni rosso scuro. All’interno della costruzione regnava l’oscurità, rotta solo dal fuoco acceso nel camino al pianterreno.
All’improvviso un’ombra si allungò sul pavimento. Un’ombra enorme, curva, che avanzava con passi silenziosi verso un angolo della stanza. Per un attimo si fermò, come in ascolto, poi ricominciò a trascinarsi lentamente verso la vittima che riposava ignara.
Tre passi ancora e l’uomo, il proprietario dell’ombra, cominciò a chinarsi, le mani protese in avanti. Ma l’oscurità che finora era stata una fedele alleata, lo tradì e senza volere urtò lo sgabello lì di fianco. Qualcosa cadde a terra, producendo un acuto suono metallico. Si sarebbe svegliata? La tempesta si infrangeva sui vetri. L’uomo attese in silenzio, pronto a scattare, e per alcuni secondi anche il battito del suo cuore sembrò fermarsi. Ma la vittima continuò a dormire. Il sonno dei giusti è profondo, placido, ma talvolta pieno di pericoli.
Il bianco collo venne raggiunto dalle mani sporche e callose. L’uomo strinse con forza e un grido superò il rumore della bufera per poi affievolirsi sempre più, spegnendosi in un lieve ansimare. L’uomo strinse ancora. Perché non moriva? Afferrò il coltello e la colpì una volta e poi ancora e ancora, finché ogni lamento si spense.
Il sangue caduto a terra testimoniava il delitto. La tempesta era cessata. Eppure la casa era ancora avvolta da un’aria densa di orrore. L’uomo sorrideva cinicamente. Si avvicinò al caminetto e sedette sullo sgabello. Poi si diede una leggera spolverata ai pantaloni e si leccò le labbra al pensiero dello spuntino che avrebbe fatto.
Una gallina è sempre una gallina.

Raccontino quasi giallo
[Versione originale di Nonno Giorgio – 17 agosto 1948]

A dir la verità, anche il tempo contribuiva a creare l’ambiente.
Una tremenda tempesta si era scatenata con tutta la sua violenza sopra a un piccolo paesetto in cima alla montagna.
Una casetta spiccava su tutte le altre per il rosso cupo delle sue mura.
Una persiana sbatteva ad intervalli più o meno regolari mentre la grandine picchiettava sui vetri della finestra.
L’oscurità del pianterreno era rotta solo dallo splendore del fuoco acceso nel caminetto.
All’improvviso, un’ombra si profilò sul pavimento.
Un’ombra enorme, tremenda.
Avanzava con passi felini e coi pugni chiusi, verso un angolo della stanza.
Sostò un attimo, come a riprendere fiato, poi lentamente, sempre più lentamente si avvicinò alla vittima, che ignara stava riposando.
Ormai era giunto a pochi metri, altri tre passi fatti con enorme cautela e poi cominciò a chinarsi, con le mani protese in avanti.
Involontariamente urtò in qualcosa che non aveva visto e che, cadendo, diffuse nella stanza un suono argentino assai prolungato.
Si sarebbe svegliata?
Di fuori la tempesta continuava.
Passarono alcuni minuti che sembrarono secoli.
L’uomo, il legittimo proprietario dell’ombra, aveva interrotto anche i battiti del cuore per essere più silenzioso.
Aspettò ancora, sempre pronto a scattare.
Ma la vittima continuò a dormire.
Il sonno dei giusti è profondo e, talvolta, pieno di pericoli.
Infatti ormai il bianco collo era stato raggiunto da due mani nere ed incallite.
Strinse, strinse.
Un grido acuto si levò, superò la stessa bufera, e si affievolì sempre più, terminando in un lieve ansimare.
Strinse ancora.
Ma non era morta.
Una lama comparve nell’aria e cadde dall’alto, una, due, tre volte, infierì ancora fino a che ogni lamento fu spento.
Ovunque gocce di sangue stavano a testimoniare l’efferato delitto compiuto.
La tempesta era cessata.
Eppure sulla casa si respirava, ancora, un’aria densa di orrore.
L’uomo cinicamente, sorrideva.
Si portò vicino al caminetto, avvicinò una sedia, sedette, diede una spolveratina ai calzoni e si leccò le labbra al pensiero dello spuntino che avrebbe fatto.
Una gallina è sempre una gallina.