di Philippe Petit

C’è qualcosa di incredibilmente immaturo (e allo stesso tempo bellissimo) in questa storia. Nel rompere le regole solo per compiere un gesto estetico e di sfida. L’arroganza del protagonista ci guida in una specie di Ocean’s Eleven senza la rapina, con uno stile ingenuo che veste alla perfezione il personaggio: un bambino che si sente Dio, chi altro potrebbe rischiare così tanto per un motivo così etereo?

Dal libro è stato tratto un interessante documentario che ripercorre la storia anche attraverso la voce dei protagonisti: “Man on wire”

E si narra (nell’introduzione al libro) di un futuro film di Robert Zemeckis, ma del progetto non ho ulteriori notizie.

Forse il libro non ha grande valore letterario, ma vale la pena leggere la storia di questa impresa. Il sogno di Philippe Petit teso tra due torri che non esistono più.

Per chi scrive:
A volte una buona storia nasconde le mancanze dello stile.

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