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Il falso romanticismo dello scrivere

» 02 dicembre 2012 » In Sproloquio » Commenta per primo!

C’è sempre del romanticismo nello scrivere. Ti sei chiesto il perché? La risposta potrebbe deluderti, però io te la scrivo in questo post per via di quel tipo di sincerità che porta le persone a essere linciate da una folla al centro della piazza principale della città.

Se io dovessi descrivere dove sono ora ti direi che premo i tasti in una stanza in affitto di Londra. È notte e sul piccolo tavolino ho solo quello che mi serve per scrivere, un bicchiere e un telefono che non prende da cui esce musica senza parole. Ho al mio fianco una finestra del secolo scorso, in legno, che lascia passare uno spiffero gelido che il termosifone non riesce a bilanciare. Anzi, direi che l’aria calda e quella fredda si rincorrono dandomi alternativamente la sensazione del caldo e del freddo. Fuori dalla finestra passa l’overground ogni sette minuti. L’underground invece è nel fabbricato che sprofonda nel terreno un chilometro più in là, ma di quella sento solo il rumore. È simile a qualcosa di metallo che striscia come se avesse fretta. Non vedo la strada perché sono al primo piano. Ogni tanto i fari di una macchina mi ricordano che esiste, ma per vederla dovrei avvicinarmi alla finestra e non lo faccio, perché io ora scrivo. Vedo un lampione affiancato da un albero. E alcune foglie che si alzano col vento.

Il fatto è che io sono l’oste. Quello che non ti dico del vino è che la mia schiena è poggiata sul frigorifero perché lo spazio è poco, che lì a fianco ci sono tre buste di spazzatura che nessuno ha buttato e che i panni faticano ad asciugarsi e quasi sicuramente puzzeranno. Nel bicchiere non c’è nulla di alcolico, perché mi ubriaco facile e poi non scriverei più. Non ho citato il pacco di rotoli di carta igienica che faceva parte del comitato di benvenuto, non ne parlo perché poi dovrei parlare del bagno in comune col resto del piano e del mondo. Non ho detto che scrivo su un iPad e non su una vecchia macchina da scrivere con i tasti tondi e l’inchiostro che macchia il foglio. Non ho detto delle lenzuola e degli asciugamani, perché quelli che scrivono, molte cose, spesso le peggiori, le lasciano ai loro personaggi.

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Elementi di stile nella scrittura

» 30 settembre 2011 » In Recensioni » 1 Commento

Elementi di stile nella scrittura

di William Strunk Jr

Elementi di stile è uno di quei libri da cui ti aspetti tanto e quel tanto quando arrivi a leggerlo è diventato un troppo. Come se non bastasse l’edizione italiana sbaglia secondo me il tiro, non tanto per alcune imprecisioni (che comunque ci sono) piuttosto per la scelta editoriale di integrarlo e di togliere delle parti.

Il testo è in effetti uno dei capisaldi della scrittura, si potrebbe quasi considerare una grammatica avanzata, perché i suoi consigli diretti e precisi sono fondamentali per ogni persona che voglia davvero scrivere. Forse però le sue sintetiche pagine non sono state considerate sufficienti a reggere un’edizione italiana. In parte questo è dovuto ai tagli. Un esempio su tutti: l’uso del genitivo sassone, tagliato di netto da questa edizione (*). Anche un autore italiano che scrive la storia di un personaggio inglese potrebbe voler seguire il suggerimento, per non rischiare di dover sostituire il nome in un edizione in altra lingua. Ok, ok. Siamo nel campo del perfezionismo. Però quella parte nell’edizione inglese c’è. Nell’edizione italiana, no. Questa scelta di tagliare diventa quasi assurda quando nelle note al testo si trovano dei riferimenti all’edizione inglese.

L’edizione italiana contiene anche delle integrazioni, interessanti quando riguardano l’argomento del capitolo, meno se parliamo dell’appendice finale, un micro bignami di tutto quello che potete trovare in un altro libro sullo scrivere, di cui l’unica cosa che salvo è la biografia.

Risolviamo la questione in questo modo. Se volete l’originale di William Strunk Jr questo è il link all’edizione inglese: The Elements of Style. Se vi interessa anche la parte strettamente inglese non credo avrete problemi a leggere questo. Se invece volete un libro da cui partire a studiare, l’edizione italiana può essere un buon inizio: è un libro piccolo piccolo ma ci trovate l’abc.

*Il genitivo sassone, sintetizzando al massimo, aggiunge una “s” (anzi, un “apostrofo s”) al nome per indicare il possesso di qualcosa. Strunk suggerisce una diversa costruzione in quei casi specifici per semplificare la lettura e non rischiare di confondere il lettore.

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