Storia malinconica dell’uomo senza cervello

L’uomo senza cervello è chiamato così senza alcun intento metaforico, dato che la sua caratteristica più strana è proprio quella di essere uguale in tutto e per tutto agli altri uomini, con l’eccezione che nel suo cranio non c’è nulla, niente almeno che una tac o una risonanza magnetica possano rilevare.
Qualche bambino in confidenza con l’uomo senza cervello racconta che bussando sulla sua testa, tenendo l’orecchio accostato, si può sentire un leggero rimbombo, ma mai nessun adulto ha avuto il coraggio di chiedere all’uomo senza cervello di ripetere l’esperimento.

L’uomo senza cervello fa fatica a imparare. Questo sì. Cose semplici per tutti, come aprire le scatolette del tonno, gli richiedono un paio di tentativi per essere comprese, mentre tutti gli altri, grazie al loro cervello, è come se “nascessero imparati”. A volte, ancora oggi, la linguetta del tonno gli si rompe in mano e l’uomo senza cervello maledice il suo cervello, anzi, il fatto di non averlo.
Spesso borbotta tra sé, quando non capisce qualcosa: come ripiegare le schede elettorali, per esempio, o come fare un regalo di Natale perfetto. A volte ride a battute che non lo fanno ridere. Per quanto riguarda i ricordi, l’uomo senza cervello sa spiegare perfettamente perché lui, pur senza la dotazione standard delle persone normali, riesce a memorizzare e a non dimenticare le cose. Secondo l’uomo senza cervello i suoi ricordi risiedono nel corpo: l’ha capito quando la persona che credeva di amare l’ha lasciato per qualcuno che il cervello l’aveva e che sicuramente l’avrebbe compresa meglio. Quando è accaduto, l’uomo senza cervello ha provato un lungo dolore allo stomaco e ora è in grado di tornarci ogni volta che vuole dato che è ancora lì, nello stomaco e lungo l’intestino. Gli odori, invece, li ricorda perché sono catalogati nei polmoni e le paure nel battito del cuore.

L’uomo senza cervello ultimamente va a trovare la madre, lei non sta molto bene. La vorrebbe aiutare, ma non ha idea di come fare. È lui il figlio, è lei che l’ha sempre aiutato. Gli altri dicono che è il tempo e non ci si può fare nulla, ma l’uomo senza cervello questa cosa proprio non la capisce. Quando esce dall’ospedale è molto duro con se stesso e non riesce perdonarsi.

Un giorno potreste incontrate l’uomo senza cervello, potete salutarlo, ma sappiate che è un po’ timido nel parlare, perché sa che gli altri hanno quello che a lui servirebbe per poter comunicare senza timore. Si fa molti problemi, l’uomo senza cervello, tanti, proprio tanti, forse li risolverebbe se avesse quello gli manca. Ma non ce l’ha. Lo sanno tutti e lo sa anche lui.

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