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	<description>Scrivo quello che vedo dal finestrino</description>
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		<title>La distanza tra le parole</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Apr 2013 20:51:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi ho detto una cosa importante e poi mi sono fermato. Non ho aggiunto altro, né ascoltato la risposta. Mi sono girato a guardare indietro, verso il punto in cui avevo iniziato a parlare perché ero sicuro di aver visto qualcosa. A volte gli scienziati dicono di aver avuto un&#8217;intuizione, di aver visto un risultato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi ho detto una cosa importante e poi mi sono fermato. Non ho aggiunto altro, né ascoltato la risposta. Mi sono girato a guardare indietro, verso il punto in cui avevo iniziato a parlare perché ero sicuro di aver visto qualcosa.<br />
A volte gli scienziati dicono di aver avuto un&#8217;intuizione, di aver visto un risultato prima di conoscere il perché di quel risultato. Per questo inventano esperimenti assurdi per dimostrare le ipotesi, perché devono trovare la strada per arrivare a quella cosa, altrimenti nessuno li crederà. Io ho camminato lungo tutta la fila di parole: sembrava un binario che mi indicava dove cercare. Ho seguito il percorso a ritroso fino alla prima lettera della prima frase e lì c&#8217;era un salto da fare: dovevo andare al discorso precedente. Ma sono pigro e parlo tanto, l&#8217;idea di proseguire non mi attirava e invece di continuare mi sono guardato intorno. A volte anche la pigrizia ti fa scoprire qualcosa: si può girare l&#8217;angolo. Se vai dritto raggiungi un altro discorso e poi un altro e un altro, all&#8217;infinito. Ma non ti accorgi mai di cosa c&#8217;è lì dietro: c&#8217;è un&#8217;altra frase. Raccontato così sembra ben poca cosa, se non fosse che dietro l&#8217;angolo di quello che si è detto c&#8217;è quello che si sarebbe voluto dire.<br />
Al primo sguardo mi sono chiesto a cosa potesse servire tutta quella roba così vera. Poi ho pensato che anche la frase pronunciata era vera, a guardarle sembravano due oggetti identici. Ma tra loro c&#8217;era una differenza, come tra qualcosa di impolverato e qualcosa di estremamente pulito. Allora ho pensato che fosse importante questa distanza, forse era nascosta lì la cosa che avevo visto. Per guardare meglio sono entrato nello spazio tra le parole dette e le parole che avrei voluto dire. E ho scoperto una cosa incredibile, che a immaginarsi un esperimento per farci arrivare le persone ci si potrebbe passare la vita. Lì in mezzo, in uno spazio piccolissimo che io non capisco come faccia, ci vive la felicità.</p>
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		<title>C&#8217;era il silenzio</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2013 17:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Credo sia stata colpa delle parole. Le parole costano poco a volte, anche quelle sincere. Per anni sono uscito di casa col buio e ho guidato su strade sconosciute per il gusto di perdermi altrove. Ma un viaggio notturno non è così potente quanto una voce che dice quello che vuoi sentire. Servirebbe tempo e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Credo sia stata colpa delle parole. Le parole costano poco a volte, anche quelle sincere. Per anni sono uscito di casa col buio e ho guidato su strade sconosciute per il gusto di perdermi altrove. Ma un viaggio notturno non è così potente quanto una voce che dice quello che vuoi sentire. Servirebbe tempo e spazio per spiegare, tempo e spazio che sento di non avere. Ricordo &#8211; mentre sentivo questa voce &#8211; la sensazione che un amo entrasse nel mio labbro &#8211; un leggero dolore &#8211; e mi portasse in direzione diversa rispetto a quella che avrebbe richiesto la gravità della situazione.<br />
Purtroppo, come la mappa non è il territorio, così una voce non è sangue né carne. Adesso cammino in una direzione e guardo nell&#8217;altra. Non c&#8217;è più modo di avere sguardo e corpo allineati. Se fuggo il mio sguardo si gira indietro a vedere quello da cui mi sto allontanando. Se vado avanti la mia testa cerca spaventata il luogo sicuro che sto abbandonando. E sono io che tengo l&#8217;amo e lo tiro. Spero che il mio labbro ceda, alla fine, e grazie al dolore io possa tornare libero.</p>
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		<title>Il falso romanticismo dello scrivere</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Dec 2012 19:25:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sproloquio]]></category>
		<category><![CDATA[sapere]]></category>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è sempre del romanticismo nello scrivere. Ti sei chiesto il perché? La risposta potrebbe deluderti, però io te la scrivo in questo post per via di quel tipo di sincerità che porta le persone a essere linciate da una folla al centro della piazza principale della città. Se io dovessi descrivere dove sono ora ti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C&#8217;è sempre del romanticismo nello scrivere. Ti sei chiesto il perché? La risposta potrebbe deluderti, però io te la scrivo in questo post per via di quel tipo di sincerità che porta le persone a essere linciate da una folla al centro della piazza principale della città.</p>
<p style="text-align: justify;">Se io dovessi descrivere dove sono ora ti direi che premo i tasti in una stanza in affitto di Londra. È notte e sul piccolo tavolino ho solo quello che mi serve per scrivere, un bicchiere e un telefono che non prende da cui esce musica senza parole. Ho al mio fianco una finestra del secolo scorso, in legno, che lascia passare uno spiffero gelido che il termosifone non riesce a bilanciare. Anzi, direi che l&#8217;aria calda e quella fredda si rincorrono dandomi alternativamente la sensazione del caldo e del freddo. Fuori dalla finestra passa l&#8217;overground ogni sette minuti. L&#8217;underground invece è nel fabbricato che sprofonda nel terreno un chilometro più in là, ma di quella sento solo il rumore. È simile a qualcosa di metallo che striscia come se avesse fretta. Non vedo la strada perché sono al primo piano. Ogni tanto i fari di una macchina mi ricordano che esiste, ma per vederla dovrei avvicinarmi alla finestra e non lo faccio, perché io ora scrivo. Vedo un lampione affiancato da un albero. E alcune foglie che si alzano col vento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che io sono l&#8217;oste. Quello che non ti dico del vino è che la mia schiena è poggiata sul frigorifero perché lo spazio è poco, che lì a fianco ci sono tre buste di spazzatura che nessuno ha buttato e che i panni faticano ad asciugarsi e quasi sicuramente puzzeranno. Nel bicchiere non c&#8217;è nulla di alcolico, perché mi ubriaco facile e poi non scriverei più. Non ho citato il pacco di rotoli di carta igienica che faceva parte del comitato di benvenuto, non ne parlo perché poi dovrei parlare del bagno in comune col resto del piano e del mondo. Non ho detto che scrivo su un iPad e non su una vecchia macchina da scrivere con i tasti tondi e l&#8217;inchiostro che macchia il foglio. Non ho detto delle lenzuola e degli asciugamani, perché quelli che scrivono, molte cose, spesso le peggiori, le lasciano ai loro personaggi.</p>
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		<title>Ricetta per costruire un fossato senza castello</title>
		<link>http://www.controversi.net/ricetta-per-costruire-un-fossato-senza-castello/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2012 00:42:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sproloquio]]></category>
		<category><![CDATA[Vuoto]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho voglia di cancellare tutto. Voglio restare bianco, piatto, completamente vuoto. Niente passato né futuro. Fino a limare l&#8217;ultimo secondo prima e dopo il presente. Arrivato a quel confine impercettibile che circonda quello che chiamiamo &#8220;adesso&#8221;, aggredire anche quello. Bucare la pellicola che lo riveste per farne uscire l&#8217;aria. Svuotare tutto. Trasformare l&#8217;esistenza in un [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho voglia di cancellare tutto. Voglio restare bianco, piatto, completamente vuoto. Niente passato né futuro. Fino a limare l&#8217;ultimo secondo prima e dopo il presente. Arrivato a quel confine impercettibile che circonda quello che chiamiamo &#8220;adesso&#8221;, aggredire anche quello. Bucare la pellicola che lo riveste per farne uscire l&#8217;aria. Svuotare tutto. Trasformare l&#8217;esistenza in un film che vedo e non vivo, farne un film muto, poi in bianco e nero, fino ad arrivare alla pellicola e realizzare la sua divisione in immagini ferme. Distruggere il movimento che rende le cose vive, vedere che l&#8217;attimo, e dopo di lui il prossimo e quello dopo ancora, scivola come sabbia nella mano e finalmente sparisce.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>(Nessuno Stefano è stato maltrattato durante la scrittura di questo post.)</em></p>
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		<title>Perché me lo merito?</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Nov 2012 22:33:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sproloquio]]></category>
		<category><![CDATA[Libro]]></category>
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		<description><![CDATA[Confesso il motivo per cui non mi sento in colpa a passare tre settimane (forse di più) a Londra. Perché prima di partire ho fatto le nottate per mettere Fiaba sporca su Amazon. È una storia ben digerita, se così si può dire. È ora che cammini da sola e che raccolga insulti e complimenti. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Confesso il motivo per cui non mi sento in colpa a passare tre settimane (forse di più) a Londra. Perché prima di partire ho fatto le nottate per mettere <a href="http://www.amazon.it/Fiaba-sporca-Brutte-abitudini-ebook/dp/B00A3WKA1Y/ref=sr_1_2?s=digital-text&amp;ie=UTF8&amp;qid=1352451599&amp;sr=1-2">Fiaba sporca su Amazon</a>. È una storia ben digerita, se così si può dire. È ora che cammini da sola e che raccolga insulti e complimenti. L&#8217;ho impaginato con così tanta cura che sono impazzito e ho deciso di metterlo anche su iTunes credendo che fosse una passeggiata: invece ho passato gli ultimi giorni (e notti) a sudare sul Mac di un amico. E ora c&#8217;è. <a href="https://itunes.apple.com/it/book/fiaba-sporca/id578816963?mt=11">Fiaba sporca è su iBookstore</a>. Ce l&#8217;ho fatta, ho fatto la borsa e sono salito sull&#8217;aereo.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, tipo dieci giorni dopo, mi rendo conto che sono fuggito e non ho ancora scritto nulla al riguardo, che mi godo Londra e che il libro è là da solo. Non ho lasciato neanche qualche riga online. Be&#8217;, eccole, ora che sono qui davanti, posso anche rimettermi a camminare.</p>
<p><a href="http://www.controversi.net/wp-content/uploads/2012/11/20121125-224000.jpg"><img class="alignnone size-full" alt="20121125-224000.jpg" src="http://www.controversi.net/wp-content/uploads/2012/11/20121125-224000.jpg" /></a></p>
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		<title>Aspetta a dire</title>
		<link>http://www.controversi.net/aspetta-a-dire/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Oct 2012 01:44:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sproloquio]]></category>
		<category><![CDATA[incomprensioni]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
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		<description><![CDATA[[Quello che state per leggere è ispirato alla musica delle shootin' stars e nasce da una collaborazione molto lenta ma proficua. Inoltre oggi è anche un compleanno, che non è mai cosa da poco.] C&#8217;era un pazzo vicino al muro che parlava da solo. Mi sono avvicinato ma a qualche passo da lui ancora non [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>[Quello che state per leggere è ispirato alla musica delle <a href="https://www.facebook.com/pages/shootin-stars/69496917206" target="_blank">shootin' stars</a> e nasce da una collaborazione molto lenta ma proficua. Inoltre oggi è anche un compleanno, che non è mai cosa da poco.]</em></p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;era un pazzo vicino al muro che parlava da solo. Mi sono avvicinato ma a qualche passo da lui ancora non riuscivo a distinguere le parole. È innocuo, mi sono detto, guarda a terra spaventato come il più classico dei pazzi innocui. Sono andato più vicino, ma lui ha abbassato il tono della voce, come per non farsi sentire.<br />
Sarei dovuto andare via.<br />
Ho chiesto se aveva bisogno di qualcosa. Senza guardarmi ha continuato a bofonchiare parole di cui non distinguevo la forma. Mi sono avvicinato ancora e ancora finché non c&#8217;era più distanza a separarci. Il mio orecchio toccava le sue labbra e lentamente senza potermi fermare i miei occhi erano al posto dei suoi occhi e le mie orecchie erano sovrapposte alle sue. Le nostre mani si muovevano insieme e così le gambe. E parlavo. Parlavo con la sua voce.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8230;parole che muoiono. Le parole. Alcune muoiono in fretta, cadaveri di discorsi lontani che le trovi e ti sembrano vecchie e ammuffite e le sai riconoscere, anzi, anzi, le eviti, le ridi. Non le dici mai con serietà. Potresti riconoscere un vecchio da quelle parole. Quando qualcuno, ormai, come loro, è vicino alla morte vuole portare con sé più mondo possibile, ricordi, desideri, mani. Sempre due, le mani. Se per puro caso le mani sono quattro ce ne sono sempre due che si staccano poco prima della morte e salutano. Salutano. Ma le parole restano e alcune muoiono, ma restano, come se fossero l&#8217;ultimo sospiro. Sono morte, ma restano, e pochi le sanno riconoscere, pensano che siano vive, le parole, ma sono morte. Il verbo salvare per loro non funziona. Non funziona più, il verbo salvare. Usiamo salvare per togliere, sottrarre, impedire. E questo è un crimine. Punito. Dovrebbe essere punito. Salviamo qualcuno dalle fiamme, lo togliamo da lì, dalle fiamme, qualcosa che ci fa male, lo sottraiamo, ci salviamo, impediamo che ci travolga, ci salviamo ancora. Salvare non è così. Salvare è avere, salvare è essere. Salvare è unirsi, è quando ti porto. Forse, se non importa dove, quello è salvare. Io ti porto, da qualche parte, non importa dove. E ti salvo. E mi salvo. Insieme. Non togliere, aggiungere: uno più uno. Questo è salvare. Provo compassione per chi non capisce cos&#8217;era salvare, prima che morisse. Compassione. Che è morta, compassione. La parola. Oggi compassione è una maschera di pietà. La pietà è distanza, anche se forse una volta non lo era neanche lei. Distante. Ma poi è morta. La parola. E sta portando con sé: compassione. Stanno morendo tutte, le parole che sommavano una persona a un&#8217;altra. E da morte sono spazio. Spazio.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8230;che significa silenzio. Vuoto. Freddo. E ce n&#8217;è una, una parola dico, che forse non è nemmeno morta, non è nata. Perché è tutto. È: ti voglio bene. È: ti voglio. È: per sempre. È: tu sei me. È morta in un modo strano, se è nata, questa parola. Se la dici non è più quello che c&#8217;è tra me e te. È quello che è stato per gli altri, prima. Perché volevano un nome. Perché non andava bene io e te. Basta. Basta con questo: noi. Volevano qualcosa da portare con loro. E noi non viene via, non lo puoi portare via se hai bisogno di essere te, da solo, anche per un attimo: se hai bisogno di essere: io. È da allora che lo chiamano così, perché volevano qualcosa da scambiare, io do questa parola a te e tu la dai a me. E va tutto lì dentro. È così facile usare una parola quando è morta. Forse si possono riconoscere da questo le parole morte. Da quanto è facile dirle. Ma io dico aspetta, aspetta, aspetta a mettere in bottiglia, aspetta a guarnire di cornice. Perché le parole muoiono quando sottrai, quando togli. Io dico. Aspetta. Aspetta a dire: amore.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Harry Potter, Superman o Nelson Mandela?</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Aug 2012 00:47:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sproloquio]]></category>
		<category><![CDATA[scelte]]></category>

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		<description><![CDATA[Vorrei vivere in un mondo pieno di stranezze, tipo magia e superpoteri. Il problema è: quale scegliere? Harry Potter, per esempio, è occhialuto e buono in modo stucchevole, ma può uccidere qualcuno pronunciando due sole parole (che non scrivo perché è proibito); può volare; può spostare gli oggetti stile Luke Skywalker e può creare fuochi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vorrei vivere in un mondo pieno di stranezze, tipo magia e superpoteri. Il problema è: quale scegliere? Harry Potter, per esempio, è occhialuto e buono in modo stucchevole, ma può uccidere qualcuno pronunciando due sole parole (che non scrivo perché è proibito); può volare; può spostare gli oggetti stile Luke Skywalker e può creare fuochi d&#8217;artificio con le mani. Ecco, creare fuochi d&#8217;artificio mi piacerebbe particolarmente.<br />
Ma anche Superman vola, vede attraverso le cose, si veste in un modo assurdo e nonostante questo tutti pensano sia fico (cosa che tornerebbe molto utile quando mi sveglio tardi e mi vesto lanciandomi nell&#8217;armadio cosparso di colla). Perché non vivere nel suo mondo allora? Per lo stesso motivo per cui Superman è morto. Superman ha perso contro l&#8217;unico nemico che un supereroe non dovrebbe mai sottovalutare: la noia. I lettori sbadigliavano e a colpi di sbadigli lo hanno ucciso. L&#8217;interesse crolla quando sei il più forte di tutti e puoi fare quello che ti pare.</p>
<p style="text-align: justify;">Per anni le storie sono andate avanti così: fase uno, ecco il nemico più forte che mai. Fase due, ecco il super potere di Superman che ancora non conoscevamo. Fase tre: Superman grazie al nuovo potere trasforma il nemico in polpettone. E così via, per anni, ANNI. Che palle. In uno dei film c&#8217;è un esempio perfetto. Arriva un cattivo superFurbo, perché ehi, se non puoi vincerli con la forza&#8230; gli sceneggiatori avranno pensato: cosa possiamo fare? Superman è invincibile! E così il cattivo ci pensa su e alla fine uccide la donna amata da Superman. Così, a sfregio. Ma Superman gira intorno alla Terra in senso contrario alla rotazione del pianeta e vola così veloce da invertire il senso di rotazione e fa tornare indietro il tempo e la ragazza rivive (e la salma di Einstein si cappotta nella tomba). Risultato? Superman è noioso. Anche nel mondo della Rowling esistono magie in grado di far tornare indietro il tempo e la morte ha confini labili, ma sono tutti confini che il lettore conosce. E soprattutto l&#8217;eroe rischia. Questo è un punto importante, per quanto controverso. Qualcuno potrebbe dire: io e il rischio camminiamo su strade diverse. Ok, ultimo paragrafo e ultima storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelson Mandela è uno studente di legge. Passa in carcere 37 anni per essersi opposto al regime. Viene eletto presidente del suo paese nelle prime elezioni multirazziali. Superman avrebbe vinto le elezioni durante la sua discussione di laurea. C&#8217;è una grande differenza tra essere invincibile e vincere. Per questo sceglierei il mondo di Harry Potter. Oppure il mondo di Nelson Mandela. Alla fine, sembra che anche il pianeta dove vive lui sia pieno di magia.</p>
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		<title>Un racconto esiste se nessuno lo legge?</title>
		<link>http://www.controversi.net/autopubblicazione-da-stephen-king-passando-per-i-radiohead-harry-potter-e-sandrone-dazieri/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Jul 2012 21:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sproloquio]]></category>

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		<description><![CDATA[Come sempre quando non scrivo sul blog per un po&#8217; sto covando qualcosa. Vi racconto la storia dell&#8217;uovo. [View the story "Autopubblicazione" on Storify]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Come sempre quando non scrivo sul blog per un po&#8217; sto covando qualcosa. Vi racconto la storia dell&#8217;uovo.</p>
<p><script src="http://storify.com/StefanoBesi/autopubblicazione-perche.js"></script><br />
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		<title>Ricreazione</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 01:35:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[sapere]]></category>

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		<description><![CDATA[Carlo aveva un piano. Appena suonata la campanella della ricreazione si precipitò giù nel cortile interno della scuola e scelse una buona posizione per controllarne l&#8217;accesso: non era troppo lontano, né troppo vicino. Voleva osservare l&#8217;arrivo di Laura senza farsi vedere, per scoprire con chi avrebbe passato la ricreazione e capire se c&#8217;era la possibilità [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Carlo aveva un piano. Appena suonata la campanella della ricreazione si precipitò giù nel cortile interno della scuola e scelse una buona posizione per controllarne l&#8217;accesso: non era troppo lontano, né troppo vicino. Voleva osservare l&#8217;arrivo di Laura senza farsi vedere, per scoprire con chi avrebbe passato la ricreazione e capire se c&#8217;era la possibilità di parlarle. Si guardò intorno. Per ora l&#8217;unico ospite del cortile era un gatto addormentato in un angolo.<br />
- Tsk tsk &#8211; fece Carlo.<br />
Il gatto aprì gli occhi nella sua direzione e lui si stupì della bravura che aveva avuto nel localizzarlo senza guardare. Ma non c&#8217;era il tempo per perdersi in riflessioni di abilità felina: i primi ragazzi cominciavano ad arrivare. Subito si rese conto di aver dimenticato un tassello fondamentale: la merenda. Come giustificare la sua presenza solitaria nel cortile? Carlo tornò su di corsa, sfidando il flusso di ragazzi che scendeva le scale. Appena aprì la stagnola odiò il panino salame e formaggio che avrebbe reso la sua bocca un fiume di alito cattivo. Ma aveva bisogno di un ruolo e con il panino mezzo scartato nella mano avrebbe potuto girare non visto per il cortile. Sarebbe stato un mangiatore di merenda durante la ricreazione, niente di più classico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora poteva cercare Laura. Passò vicino al muretto dove in genere si appoggiava con le amiche, senza trovarla. Poi esaminò, a distanza di sicurezza, tutti i gruppi con cui l&#8217;aveva vista parlare in passato. Intanto dava dei piccoli morsi superficiali al pane e mangiava qualche piccolo pezzo di formaggio. Ma il salame no, quello non lo toccava. Il suo alito sarebbe stato perfetto. Ma Laura in cortile non c&#8217;era.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora gli venne un&#8217;idea. Risalì le scale e andò alla porta della terza B. Sbirciò dentro e la vide seduta al suo posto con la testa china su un libro. C&#8217;era solo lei. L&#8217;occasione perfetta. E in quel momento si rese conto che il piano arrivava fino lì. Ora non aveva idee né parole. Cominciò a camminare su e giù per il corridoio, i minuti passavano e presto sarebbe finita la ricreazione. All&#8217;improvviso un fischio arrivò alle sue orecchie. Istintivamente alzò lo sguardo e vide sopra una trave un piccolo uccello che strillava. Incredibile che l&#8217;avesse trovato subito così. Non solo i gatti erano bravi a triangolare i suoni. Carlo rimuginò su quella improvvisa dimostrazione di forza. Chissà quante altre cose la mia testa può fare senza che io lo sappia.<br />
Si avvicinò alla porta della terza B ed entrò nell&#8217;aula.</p>
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		<title>Il trasloco più lungo del mondo</title>
		<link>http://www.controversi.net/il-trasloco-piu-lungo-del-mondo/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 12:51:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sproloquio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho quasi raggiunto Aberdeen dove avrà inizio il trasloco più lungo del mondo. E non sarebbe un inizio di viaggio corretto se non tornasse in mente qualcosa che si è dimenticato. Su eZine trovate Nudo. Una sensazione particolare che si prova di rado, a prescindere dai vestiti. Era il caso di descriverla tramite Marco, Riccardo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho quasi raggiunto Aberdeen dove avrà inizio il trasloco più lungo del mondo. E non sarebbe un inizio di viaggio corretto se non tornasse in mente qualcosa che si è dimenticato.</p>
<p style="text-align: justify;">Su eZine trovate <a href="http://www.e-zine.it/numeri/in-the-flesh-112/nudo/">Nudo</a>. Una sensazione particolare che si prova di rado, a prescindere dai vestiti. Era il caso di descriverla tramite Marco, Riccardo e gli altri personaggi di questi frammenti. Ecco, almeno a questo ho rimediato.</p>
<p style="text-align: justify;">Se invece volete seguire il trasloco transeuropeo #AberdeenRoma potete usare Facebook o Twitter (che dovrebbero essere linkati in alto a destra). L&#8217;inizio è promettente: la macchina, per esempio, è già dal meccanico scozzese, ma questo è un segreto, non lo dite in giro: che figura ci facciamo se non riusciamo a percorrere nemmeno un chilometro?</p>
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